Adolescenza: crocevia di vita e di morte
«Tredici (13 Reasons Why)» è una serie televisiva statunitense basata sul romanzo «13» dello scrittore Jay Asher, disponibile su Netflix. Tratta temi attuali e delicati, come il suicidio, il bullismo e la violenza sessuale a partire dalle 13 motivazioni che hanno indotto la protagonista al suicidio. Qualche giorno dopo il tragico evento, un compagno di classe trova un pacco sulle scale di casa: all’interno sono contenute 7 audiocassette registrate in cui la ragazza spiega i 13 motivi che l’hanno spinta a togliersi la vita.
La vicenda esistenziale della protagonista ben rappresenta le vertigini psicologiche, le crisi e i rischi comportamentali dell’attuale generazione di adolescenti. Il punto è il timore che l’esito mortale della storia possa divenire un innesco emulativo per chi nella vita sta subendo le angherie dei bulli, l’indifferenza dei pari e l’assenza di comprensione delle figure adulte di riferimento. Non nego che ho pensato con preoccupazione che alcune delle mie giovani pazienti potessero entrare troppo in risonanza con la protagonista. Ho sperato che la visione degli episodi avvenisse sempre in presenza di adulti sensibili e attenti.
Una di loro, ferita dalla vita ma dotata di una notevole intelligenza emotiva, mi racconta di essere stata aggredita e umiliata in pubblico da due ragazze che un tempo erano sue amiche. «La mia prima reazione è stata ‘adesso lo faccio anch’io, faccio come la protagonista di 13, salgo su quel ponte e mi butto giù’», racconta. Poi, traendo la giusta ispirazione dalla vicenda della serie, decide che una lettera rivolta alle sue aguzzine sarebbe potuta bastare. «In questo modo», dice, «mi sono risvegliata da un incubo». Insomma, una lettera che traccia una via alternativa a quella mortifera della protagonista di 13. La mia giovane paziente mi ha concesso di pubblicare questo suo scritto, che riporto sotto e che ha un valore generale, perché ci aiuta a entrare più a fondo nel modo di pensare e sentire di un adolescente e ci fornisce una chiave comprensiva per essere più vicini ai nostri figli, allievi e pazienti, per poterli aiutare. Non farò altri commenti, vi lascio alle parole di E., alla sua sofferenza e alla sua forza introspettiva. E. ha saputo fare suoi gli orizzonti di speranza suggeriti dagli adulti a lei vicini capaci di una testimonianza significativa. A questa siamo chiamati e la sua lettera ci può aiutare.
Gentilmente, dille se può evitare i nomignoli, il mio nome è E. e ne vado molto fiera. «Cucciola» non mi si addice. E neppure «puttana», se è per questo. E sì, mi piacciono le ragazze, lo so io, lo sanno i miei, lo sanno le persone che mi conoscono. E dalla psicologa mi trovo assai bene per tua informazione, è rilassante, spesso mi serve. E no, non ho malattie, non sono depressa né pazza. Ho i miei 15 anni e i miei problemi. Ma tutti hanno problemi a 15 anni, se no non si chiamerebbero «problemi adolescenziali». Vorrei che tu, la tua ragazza, la sua amica e il tuo migliore amico non rientraste più tra questi. Perché, sai, anche la vita del tuo peggior nemico vale, vale quella di chiunque. E va rispettata, ho capito che una vita conta tanto. Che spesso le parole uccidono. Che ogni gesto sbagliato graffia le persone. E non penso che tu vorresti lo stesso. O almeno pensa se tu avessi dei figli e facessero quello che hai fatto tu a me per un anno. Poi immagina uno di loro, il più debole, schiantato sul pavimento di una strada fredda. Immagina tua moglie o la tua ragazza piangere perché ha perso il figlio che tanto voleva. Immagina te, che capirai cosa hai fatto. Ora immagina me, che sono diventata forte e non me la gioco per un gruppetto di ragazze che si divertono. Quindi smettila, smettetela. Ci sono modi diversi per essere i migliori.Perché essere temuti è nulla. È per essere amati che bisogna farsi il culo. Non prenderlo come un discorso sentimentale o una roba del genere. Pensa solo a «E. non esiste nelle nostre vite» e vai avanti così, io non voglio esistere per voi. E non dire «già non esisti», perché sarebbe incoerente dopo tutto il tempo che avete sprecato per darmi fastidio. Io sono una ragazza felice, una lesbica ragazza felice, una ragazza felice con un gran migliore amico, una ragazza felice con un bel futuro e un’amica nera che a volte parla a vanvera ma mi vuole bene. Sono amata. Sono felice. E mi amo. Io ci sono arrivata ora, sai? Quando ci arriverai anche tu non farmi lo squillo come si usa di solito fare. Quando sarai cosciente che per vivere la tua vita non hai bisogno di rovinare quella altrui, cazzo, quel giorno sarai un tot più matura. E non dico che non lo sei eh, dico un tot di più. Sii felice però, mi raccomando. Realizzati e fa ciò che ami. Tu e lei vi siete trovate, e spero smetterete di darmi fastidio e inizierete a divertirvi con altro. Grazie per l’anno di merda però, avresti voluto buttarmi giù devo credere, e invece mi sono rialzata, più di quanto tu possa immaginare.